Sfida digitale alla catechesi

Sfida digitale alla catechesi

La recente pubblicazione del nuovo Direttorio per la catechesi, ha avuto una vasta eco per l’attenzione al digitale. La presenza già dal primo punto (213) di riferimenti alla «realtà virtuale», termine ormai abbandonato dalla maggioranza degli studiosi della materia, spegne ogni entusiasmo e misura la difficoltà ad approcciare e comprendere il cambiamento epocale in atto.

È sufficiente ripercorrere l’utilizzo personale di Internet nelle ultime 24 ore. Molto probabilmente abbiamo usato più di un dispositivo (computer, tablet, smartphone, smart TV…), abbiamo scritto email, messaggi e post a persone conosciute di persona o di nome, scambiato impressioni e pensieri con amici e conoscenti che incontreremo a breve. È un mondo reale, con persone reali, con eventi reali in grado di influenzare le nostre vite.

Un esempio per tutti. I punti 362-364 parlano della trasformazione antropologico con le categorie di nativi digitali ed immigrati digitali, invitando i catechisti a comprendere i comportamenti e le esigenze dei nativi digitali. Reputo queste categorie fuorvianti, perché rafforzano la convinzione che i nativi digitali devono essere educati dagli immigrati digitali. In realtà, noi immigrati digitali siamo gli ultimi testimoni di un mondo senza Internet e la scomparsa della nostra generazione segnerà la definitiva dissoluzione dei valori di un mondo cartaceo da studiare sui libri di scuola. Ovviamente digitali. Insomma, ci si affida a maestri in via d’estinzione e non preparati ad affrontare il nuovo già presente.

Uno sguardo al Concilio

Il Concilio Vaticano II, conscio dei problemi dell’apostolato e della macchinosa burocrazia di certe strutture, desiderava dotare la Chiesa di uno strumento flessibile che potesse intervenire in situazioni particolari. Così è nata la prelatura personale nei documenti conciliari:

lì dove ciò sia reso necessario da motivi apostolici, si faciliti non solo una distribuzione funzionale dei presbiteri, ma anche l’attuazione di peculiari iniziative pastorali in favore di diversi gruppi sociali in certe regioni o nazioni o addirittura continenti. A questo scopo potrà essere utile la creazione di seminari internazionali, peculiari diocesi o prelature personali, e altre istituzioni del genere[1]

La prelatura personale è un’istituzione retta da un pastore, nominato dal Papa, cui fanno parte il presbiterio, ascritto o incardinato, e i fedeli laici. È pertanto parte della struttura gerarchica della Chiesa, cioè un’organizzazione che la Chiesa si da per giungere meglio alle finalità proprie. L’Opus Dei è, al momento, l’unico esempio di prelatura personale.

Internet come ambiente digitale

Internet è un particolare territorio in cui agiscono dei fedeli, laici e non, e dove la Chiesa invita ad una missionarietà apostolica forte ed urgente. Il recente documento finale del Sinodo dei Giovani[2], contiene delle aperture importanti verso il digitale: il riconoscimento di una nuova epoca storica e la necessità di intraprendere studi specifici per la sua comprensione.

Il nr 21 è assertivo: «L’ambiente digitale caratterizza il mondo contemporaneo. Larghe fasce dell’umanità vi sono immerse in maniera ordinaria e continua. Non si tratta più soltanto di “usare” strumenti di comunicazione, ma di vivere in una cultura ampiamente digitalizzata che ha impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi, di entrare in relazione con gli altri». Si parla esplicitamente dell’esistenza di una cultura digitale, cioè di un apparato concettuale e linguistico proprio di una epoca sorta con la disponibilità dei mezzi digitali. Questi nuovi mezzi, in primis web e social network, sono riconosciuti come «una straordinaria opportunità di dialogo, incontro, scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza. Inoltre, quello digitale è un contesto di partecipazione sociopolitica e di cittadinanza attiva» (22). Il digitale, nonostante la sua pericolosità (23; 24) è riconosciuto come un luogo antropologico frutto di una cultura peculiare che «caratterizza il mondo contemporaneo» (21).

Il sinodo invita a fare i conti con il digitale, avverte che ignorarlo significa ignorare la società in cui si vive per ritirarsi in luoghi di resistenza al cambiamento. L’avvertimento dei padri sinodali è chiaro e forte: continuare con la stessa pastorale, catechesi o liturgia significa seminare un terreno che sta perdendo fecondità. Infatti, dichiarano esplicitamente che «l’ambiente digitale rappresenta per la Chiesa una sfida su molteplici livelli; è imprescindibile quindi approfondire la conoscenza delle sue dinamiche e la sua portata dal punto di vista antropologico ed etico. Esso richiede non solo di abitarlo e di promuovere le sue potenzialità comunicative in vista dell’annuncio cristiano, ma anche di impregnare di Vangelo le sue culture e le sue dinamiche» (145) anzi auspicano «che nella Chiesa si istituiscano ai livelli adeguati appositi Uffici o organismi per la cultura e l’evangelizzazione digitale» il cui compito è promuovere «l’azione e la riflessione ecclesiale in questo ambiente» e «sviluppare strumenti adeguati di educazione digitale e di evangelizzazione» (146). Papa Benedetto XVI, nei messaggi per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (GMCS) ha espresso con efficacia, la necessità di intervenire in un ambiente sempre più integrato, fino a fondersi, con la realtà fisica.

Così scriveva nel 2013 (il grassetto è mio):

I network diventano così sempre di più, parte del tessuto stesso della società […] I credenti, infatti, avvertono sempre più che se la buona notizia non è fatta conoscere anche nell’ambiente digitale, potrebbe essere assente nell’esperienza di molti per i quali questo spazio esistenziale è importante. L’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani. I network sociali sono il frutto dell’interazione umana, ma essi, a loro volta, danno forme nuove alle dinamiche della comunicazione che crea rapporti: una comprensione attenta di questo ambiente è dunque il prerequisito per una significativa presenza all’interno di esso. La capacità di utilizzare i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti. […]I social network, oltre che strumento di evangelizzazione, possono essere un fattore di sviluppo umano.[…] Esistono reti sociali che nell’ambiente digitale offrono all’uomo di oggi occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Ma queste reti possono anche aprire le porte ad altre dimensioni della fede.[3]

Internet terra digitale di missione

L’ambiente digitale è, per definizione, un territorio internazionale non perché sia presente in tutto il mondo, ma perché non ha confini politici o sociali, è capace di sostenere il cammino di una comunità ed ha l’urgenza di una nuova evangelizzazione, di una pastorale specifica e di missionari preparati[4]. Le ricerche, anche in Italia, dimostrano che l’uso del digitale non erode spazio ai contatti in presenza ma permette di organizzare meglio il proprio tempo dedicando la totalità della nostra attenzione solo alle persone ed alle situazioni in cui ci sentiamo completamente coinvolti. Come in una comunità!

L’autenticità e la qualità dei rapporti digitali è un dato acquisito. Al contrario, l’uso dei social media fa emergere,  con crudele veridicità, la falsità di molti rapporti considerati più profondi o intensi ed invece posizionati ad un livello formale o rituale di “rapporti civili”. Abbiamo ascoltato sempre i lamenti sulla mancanza o difficoltà di stringere amicizie, ma altro è ammetterne l’evidenza davanti ai dati mostrati dal digitale. Per questo motivo non bisogna cedere al bisogno di giustificarsi e spostare il focus sul digitale quando il problema è ben prima e si nasconde nel fisico. L’odio, l’indifferenza, l’intolleranza, l’egoismo trovano nel digitale una cassa di amplificazione non le radici.

Una comunità di fedeli che nasce nel fisico e si estende nel digitale è come un seme piantato in terreno fertile che germoglia: radici solide (fisico) e pianta resistente alle intemperie (digitale). La comunità digitale si allarga senza vincoli territoriali o spaziali e costituisce una entità nuova, in un ambiente nuovo, in una cultura nuova. Quale sono le “regole”, lo stile di vita, il Magistero dedicato ad esso? Come dice il Sinodo, queste comunità digitali hanno bisogno, a livelli adeguati, di appositi uffici ed organismi per la cultura e l’evangelizzazione. 

Una prelatura personale per Internet

Non è questa la condizione per cui è stata pensata la prelatura personale? Il suo scopo è di organizzare e preparare la Chiesa alla missione in un ambiente sovra-territoriale (come internet), con una cultura peculiare (come internet), con linguaggi e stili propri (come internet), che richiede una preparazione specifica del presbiterio, dei religiosi e del laicato (come internet).

Forse a qualcuno può sembrare una follia, oggi, pensare ad una soluzione di questo tipo ma bisogna avere uno sguardo prospettico e profetico ed immaginare la Chiesa dei nostri figli, quando i “nativi cartacei”, le generazioni testimoni di un mondo senza internet, saranno scomparsi e tutto sarà digitale. I libri liturgici – messali, lezionari, breviari, rituali – saranno riservati ad una nicchia di nostalgici o riservati per particolari solennità, come oggi facciamo con i preziosi evangeliari o paramenti. Se la Chiesa non sarà capace di operare nel digitale, avrà un futuro paragonabile agli attuali amish, comunità religiosa che rifiuta il progresso industriale (tranne usare internet ed i POS per vendere[5]… pecunia non olet) e confinata in una nicchia sociale e politica, una enclave nel progresso.

Se la Chiesa vuole essere fedele al mandato ricevuto, non può che entrare ed organizzarsi nel digitale.


[1] Concilio Vaticano II, Decr. Presbyterorum Ordinis, 7 nov 1965, 10

[2] Sinodo dei Vescovi, XV Assemblea generale ordinaria, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, Documento Finale, 3-28 ottobre 2018

[3] XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2013 – Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione

[4] G. Ceraso, Papa ai Missionari digitali: non abbiate paura della tenerezza in VaticanNews del 14 giugno 2019 – http://tiny.cc/mlycdz

[5] K. Granville, A. Gilbertson, In Amish Country, the Future Is Calling in The New York Times, 15/09/2017 –  http://tiny.cc/l8vfdz

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