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L’idea del Gruppo Domenico 800 nasce, nell’estate del 2020, da alcuni laici domenicani durante un periodo di profonda riflessione e verifica del proprio ruolo nel mondo e nella Chiesa.

Il laicato nella Chiesa sembra risentire delle tensioni che l’agitano nel profondo, polarizzando attività e pensiero su due posizioni principali. La prima, preoccupata dell’avanzare di teorie e filosofie sempre più lontane dalle radici cristiane, se non in aperto contrasto, desidera ristabilire il primato morale della Chiesa ed il suo diritto di orientare le scelte sociali e politiche. La stessa Chiesa verrebbe interessata da questo movimento di riforma, sia nella figura del Papa e del clero in generale, sia nella liturgia e, quindi, nei rapporti fra Chiesa e laicato.

La seconda, considerando quelle stesse teorie e filosofie non cristiane come il risultato dell’incapacità della Chiesa di tradurre il messaggio evangelico nella lingua e nelle forme del mondo presente, auspica, da  una parte, un rinnovamento teologico e liturgico per eliminare segni, simboli e concetti ritenuti non più attuali e, dall’altro, instaurare un confronto serrato con quelle teorie e filosofie per trovare terreni comuni di dialogo per mostrare la credibilità del messaggio cristiano.

Bisogna tristemente constatare come, nella Chiesa – clero e laici -, i primi considerino i secondi come parte delle teorie e filosofie non cristiane, mentre i secondi, aperti alla discussione, rifiutino pregiudizialmente il confronto con i fratelli in Cristo.

 

Come uscire da questo stallo?

Noi che guardiamo a San Domenico di Guzman come un modello ed esempio, abbiamo presente la sua azione di uomo pienamente del tempo ma anche profondamente contemplativo. Il primo “segno” della sua predicazione, la conversione dell’oste a Tolosa dopo un dialogo durato tutta la notte, indica la tensione a comprendere i segni dei tempi e sapervi rispondere con una predicazione credibile. La sua preghiera notturna, davanti all’altare della basilica di Santa Sabina sull’Aventino a Roma, in cui, singhiozzando, impetrava: «che ne sarà dei peccatori?», ne mostra lo spirito contemplativo.

Papa Francesco, otto secoli dopo, sembra che parli di lui scrivendo:

[…] Dal punto di vista dell’evangelizzazione, non servono né le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore. Tali proposte parziali e disgreganti raggiungono solo piccoli gruppi e non hanno una forza di ampia penetrazione, perché mutilano il Vangelo. Occorre sempre coltivare uno spazio interiore che conferisca senso cristiano all’impegno e all’attività. Senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti si svuotano di significato, ci indeboliamo per la stanchezza e le difficoltà, e il fervore si spegne. La Chiesa non può fare a meno del polmone della preghiera […] Nello stesso tempo «si deve respingere la tentazione di una spiritualità intimistica e individualistica, che mal si comporrebbe con le esigenze della carità, oltre che con la logica dell’Incarnazione».  C’è il rischio che alcuni momenti di preghiera diventino una scusa per evitare di donare la vita nella missione, perché la privatizzazione dello stile di vita può condurre i cristiani a rifugiarsi in qualche falsa spiritualità[1].

Noi riteniamo sia necessaria una cultura di mediazione, che sappia valorizzare il patrimonio bimillenario della Chiesa e possa attualizzarlo attraverso il dialogo con i tempi. Per questo vogliamo sviluppare la spiritualità, a partire dalla conoscenza e la pratica dei mistici renani, e sostenere l’interpretazione dei segni dei tempi attraverso la realizzazione di cultural studies di matrice cattolica (filosofia, teologia, sociologia, antropologia, arte, politica).

La vicinanza della ricorrenza dell’VIII Centenario della morte di San Domenico, è l’occasione per riscoprire l’autenticità del carisma del Santo offuscato, nel tempo, dalle figure di San Tommaso e di Santa Caterina. È il motivo per cui si è scelto il nome Gruppo Domenico 800.

La promozione ed il raggiungimento dei fini, si avvarrà di tutti gli strumenti in presenza ed online che permetteranno di fruire le attività del Gruppo.

Inizialmente, saranno disponibili
Canali Online

  1. https://www.gd800.it
  2. facebook @gd800
  3. twitter @gd800it
  4. youtube “Gruppo Domenico 800”

Attività del Gruppo Domenico 800

  1. articoli;
  2. Rivista Trimestrale “Domenico 800”;
  3. Seminari online;
  4. Webinar;

Contatti

  1. Info: info@gd800.it
  2. Redazione: redazione@gd800.it

[1] Francesco, Evangelii Gaudium, 24 novembre 2013, 262

The idea of the Gruppo Domenico 800 arose in the summer of 2020 from a number of Dominican laypersons during a period of profound reflection and testing of their role in the world and in the Church.

The laity in the Church is feeling the effects of tensions that are causing deep stress, polarising activities and thinking on two main positions. The first, troubled by the advance of theories and philosophies increasingly remote from, if not indeed in open conflict with, the roots of Christianity, would re-establish the moral leadership of the Church and her right to direct social and political choices. The Church itself would be affected by this reform movement, in the figure of the Pope and the clergy in general, in the liturgy and hence in the relationship between the Church and the laity. 

The second position, considering those non-Christian theories and philosophies to be the result of the Church’s inability to translate the Gospel message into the language and forms of the contemporary world, on the one hand looks to a theological and liturgical renewal that would eliminate signs, symbols and concepts no longer considered relevant, and on the other seeks to set up a lively debate with those theories and philosophies in order to find common ground for dialogue to demonstrate the credibility of the Christian message.

Sadly, it must be admitted that in the Church, the clergy regard the laity as though they were part of the non-Christian theories and philosophies, while the laity, open to debate, nonetheless decline to engage in discussion with their brothers and sisters in Christ.

How can we overcome this deadlock?

Looking to St Dominic de Guzman as our model and example, we bear in mind his actions, those of a man wholly of his own time yet also deeply contemplative. The first “sign” of his preaching, the conversion of the innkeeper in Toulouse after a night-long conversation, points to the tension towards understanding the signs of the times and being able to respond to them with credible preaching. In Dominic’s night-time prayer before the altar in the Basilica of Santa Sabina on the Aventine Hill in Rome his contemplative spirit is clear: sobbing, he implored “What will become of sinners?”

800 years later, it seems that Pope Francis had Dominic in mind when he wrote:

Mystical notions without a solid social and missionary outreach are of no help to evangelization, nor are dissertations or social or pastoral practices which lack a spirituality which can change hearts. These unilateral and incomplete proposals only reach a few groups and prove incapable of radiating beyond them because they curtail the Gospel. What is needed is the ability to cultivate an interior space which can give a Christian meaning to commitment and activity. Without prolonged moments of adoration, of prayerful encounter with the word, of sincere conversation with the Lord, our work easily becomes meaningless; we lose energy as a result of weariness and difficulties, and our fervour dies out. The Church urgently needs the deep breath of prayer. […]Even so, “we must reject the temptation to offer a privatized and individualistic spirituality which ill accords with the demands of charity, to say nothing of the implications of the incarnation”. There is always the risk that some moments of prayer can become an excuse for not offering one’s life in mission; a privatized lifestyle can lead Christians to take refuge in some false forms of spirituality.[1]

We believe there is a need for a culture of mediation, capable of giving due value to the two-thousand-year heritage of the Church and of modernising it through dialogue with the times. This is why we want to develop spirituality, starting from knowledge and practice of the Rhineland mystics, and supporting the interpretation of the signs of the times by means of the creation of Catholic cultural studies (philosophy, theology, sociology, anthropology, the arts, politics).

On the eve of the Eighth Centenary of the death of St Dominic, we have an opportunity to rediscover the authenticity of Dominic’s charism, overshadowed in the course of the centuries by the figures of St Thomas Aquinas and St Catherine of Siena. This is why we have chosen the name Gruppo Domenico 800.

The promotion and realisation of our aims will make use of all the tools of online presence that will make it possible to enjoy all the activities of the Group.

Available initially there will be:
Online channels:

Web https://www.gd800.it
Facebook @gd800
twitter @gd800it
YouTube “Gruppo Domenico 800”

Activities of the Gruppo Domenico 800:

Articles
Quarterly magazine “Domenico 800”
Online seminars
Webinars

Contacts

Information: info@gd800.it
Editorial staff: redazione@gd800.it


[1] Francis, Evangelii Gaudium, 24 November 2013, §262

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